Premio Annalisa Scafi - Concorso di drammaturgia penitenziaria


Al di fuori di quelli che sono "i luoghi convenzionali del teatro penitenziario" e della episodicità
di una eventuale rappresentazione extra-muraria, quale possibilità Ë data alle idee di segnalarsi,
d'emergere, prendere forma e avere prospettiva in termini di lavoro? Impossibile valutare l'entità
e la qualità di un fenomeno qual è quello della scrittura creativa negli istituti di pena. Certo è
che ove esiste un'esperienza di laboratorio teatrale in carcere, là c'è drammaturgia
contemporanea, c'è teatro civile e c'è la possibilità di attivare una azione trattamentale
in rapporto proprio al percorso creativo che sovrintende alla scrittura per il teatro. Sempre che
esistano le condizioni utili per intercettare questo tipo di produzione letteraria. Il Progetto
Speciale per il sostegno alla scrittura e drammaturgia penitenziaria muove proprio da questo
obiettivo e si rivolge ai tanti detenuti "scrittori" sparsi nelle 207 prigioni nazionali. Inconsapevoli
artisti, probabilmente. E in questo, individua nuovi spazi per l'azione trattamentale e attiva
nuove iniziative di promozione sociale e culturale che hanno come oggetto una scrittura
creativa, potenzialmente orientabile alla messinscena teatrale.
Questo è il progetto: offrire una occasione di valutazione professionale e di sostegno produttivo
non a quel teatro che E’ già eroicamente riuscito in questi anni a farsi strada negli istituti di
pena, quanto piuttosto a una produzione letteraria diffusa. Un concorso esclusivamente
destinato a una drammaturgia mai prima d'ora emersa. Quel segmento di drammaturgia
contemporanea che trova nel carcere uno dei suoi luoghi deputati e nei reclusi, i potenziali
autori di un significativa parte del Teatro Civile nazionale.

Testo vincitore della quarta edizione 2008 - (Casa Circondariale di Sassari)


Testo vincitore :

Il ragazzo e la sua betoniera, ovvero meglio la grammatica della pratica

di Raimondo Contini, Raimondo Muntoni, Giovanni Pietro Asara, Luca Michele Falchi, Marco Lucariello, Bachisio Montesu, Salvatore Nurra, Massimo Perandria, Salvatore Piana, Giovanni Angelo Piras, Sergio Pischedda, Salvatore Tuccio

con Claudia Gusmano, Stefano Mereu, Laura Rovetti, Adriano Salieri

musiche Tommaso Di Giulio scenografia Marta Gargano
aiuto regia Luna Manca
adattamento e regia Emanuela Giordano

Giuseppe è un ragazzo nulla facente con l’unica passione di collezionare abiti ed accessori firmati. Viene mandato a lavorare in un cantiere edile da un padre abbrutito dalla fatica e poco propenso al dialogo. L’esperienza è disastrosa. Giuseppe scappa dal cantiere ma non dice nulla in famiglia. I genitori si illudono che abbia trovato la sua strada e cominciano a fare castelli in aria. A scadenza settimanale Giuseppe è visitato nel sogno da Zirulìa, severa professoressa che lo ha bocciato. La donna assume alternativamente il ruolo di fata turchina (poco incline al pietismo) e di fata morgana tentatrice. Sono naturalmente le due anime contrapposte del ragazzo, incapace di scegliere quale strada percorrere: quella della bugia, del nichilismo senza uscita, dello sfruttamento protratto delle scarse risorse famigliari, o quella più faticosa che necessita rigore e fatica, un investimento su se stessi, sulle proprie capacità. Un incubo finale costringe Giuseppe a prendere una decisione. Dopo qualche settimana la finzione viene scoperta.
Giuseppe si scontra con il padre, si fa picchiare, senza difendersi. Ammette di aver abbandonato il cantiere ma svela di essere tornato a scuola, e di aver recuperato i brutti voti. I genitori increduli davanti ad una pagella di sufficienze non possono che capitolare e sperare in una svolta sincera e duratura.