Contatti – I Solisti del Teatro

I Solisti del Teatro 2017

8 settembre | Il berretto a sonagli

Di Luigi Pirandello
Regia Luca Ferrini
Con: Massimo Lello, Monica Belardinelli, Aurora Cancian, Alessandra Ferro, Luca Ferrini, Guglielmo Lello, Milena Migliore,

Ciascuno di noi porta sulla fronte tre “corde d’orologio”, che allenta o stringe in relazione all’interlocutore ed alla situazione che si trova di fronte. La corda civile ci serve per relazionarci con gli altri in tono cordiale e formale, controllando la nostra reciproca ostilità. La corda seria è quella che, opportunamente, giriamo quando dobbiamo avvertire una persona che sta oltrepassando il limite nei  nostri confronti. La corda pazza è, infine, quella che giriamo quando i tentativi di chiarimento effettuati tramite la corda seria falliscono, scatenando così la nostra aggressività. Inoltre, sostiene Ciampa, ciascun individuo è costretto a difendere il suo pupo, l’immagine di sé che si è costruito. Il nostro pupo potrebbe non piacerci, potrebbe addirittura ripugnarci, ma dagli altri, in ogni caso, esigiamo che venga rispettato e non deriso, e impediamo a ogni costo che gli altri ne mettano in discussione il prestigio sociale.

La trama è semplice: una ricca signora siciliana, Beatrice Fiorìca è convinta che suo marito la tradisca con la moglie del loro scrivano Ciampa. Per appurare il tradimento e far scoppiare lo scandalo, manda Ciampa a Palermo e tende una trappola al marito. Il giorno dopo Ciampa torna a casa Fiorìca e trova sua moglie ed il cavalier Fiorica in carcere per adulterio. Dire la verità è stato utile?
Il berretto a sonagli è una tragedia sotto forma di commedia: nel vivacissimo intreccio di personaggi che si alternano continuamente sulla scena, si consuma il dramma di Beatrice, dominatrice della scena, paladina antimaschilista che si rifiuta di cedere all’imperativo di nascondere il tradimento per salvare l’onore, divorata da un’ansia di vendetta che tocca le vette della follia, disgustata dal rispetto che l’intero paese tributa al marito fedifrago. Beatrice non ha paura della vergogna, lei vuole lo scandalo; ma nel suo piano distruttivo e autodistruttivo coinvolge anche un’altra persona, Ciampa, per cui lo scandalo è invece insopportabile. Lo scrivano dirige così la sua vendetta non, come ci si potrebbe aspettare, verso la moglie, ma verso Beatrice Fiorìca, ritenuta da lui responsabile della sua sventura. Per Ciampa non tanto è grave il tradimento, quanto la folla che potrebbe urlare “Becco!” al suo passaggio.

I Solisti del Teatro 2017

7 settembre | Dio è una signora di mezz’età

scritto diretto e interpretato da Emanuela Grimalda

Ma se Dio fosse una donna? Quali sarebbero i suoi miracoli? Senz’altro trovare un asilo nido, mettere assieme la carriera di magistrato e la cagarella dei figli, entrare in un autobus con un passeggino all’ora di punta. Perché questi sono miracoli, altroche’ camminare sull’acqua! Se dio fosse una donna il mondo sarebbe piu’ divertente o quantomeno con piu’ buonsenso. Un Dio come noi, con qualche chilo di troppo perché anche lei come l’universo tende ad espandersi, con le rughe , che inciampa nei Buchi neri nella corsa incessante a risolvere problemi , a far cento cose alla volta. Ubiqua, come solo una donna sa essere. Un Dio insicuro perché una donna anche se è Dio fa fatica a crederci! Un Dio che

crea meravigliosi pianeti ma anche ottimi tiramisu’. Un Dio che sta da Dio ma che ce la fara’ pagare cara perché stiamo distruggendo la Terra. E quel giorno sì che non ci saranno né sconti nè condoni. E intanto, in attesa del Giudizio Universale, in cui gli Ultimi saranno i primi e gli uomini partoriranno con dolore, un grande quesito la tormenta: Ma se il Diavolo veste Prada, Dio cosa si deve mettere?

In questa conferenza semiseria ma molto divertente l’attrice Emanuela Grimalda anche autrice dello spettacolo si inventa un Dio donna con un sacchetto del pane in testa, per parlare di noi. E per scivolare assieme al pubblico via via da lassù a quaggiu’, nel nostro mondo attraverso una galleria di personaggi esilaranti e un po’ mostruosi ( Catena Militello, assassina siciliana, Ausonia Pil la ricca e cinica imprenditrice milanese, Tizia, la donna che ha smesso di pensare) che raccontano un quotidiano sempre in bilico tra le bollette e l’eternità. Tra il piatto di minestra e il bisogno di infinito. Come siamo un po’ tutti noi oggi.

I Solisti del Teatro 2017

6 settembre | Lettere di oppio

scritto da Antonio Pisu
Regia: Federico Tolardo
con Tiziana Foschi e Antonio Pisu
costumi: Gisa Rinaldi

1860: il Regno Unito, a causa delle dispute commerciali per l'oppio, è in guerra con la Cina da diciotto anni. A Londra, Dorothy Wellington, una nobildonna devota ai suoi abiti eleganti, attende con ansia, ormai da diversi anni, il ritorno dal fronte del marito George. A farle compagnia, nelle sue lunghe giornate di attesa e false speranze, c’è Thomas, un giovane, cinico ma fidato maggiordomo, il cui compito è quello di rassicurare costantemente Dorothy, leggendo e interpretando, in maniera piuttosto eccentrica e su richiesta della donna, la corrispondenza del marito in guerra. Quello che la signora Wellington ignora è che il marito è deceduto, ma Thomas, per paura di perdere il lavoro, le legge delle finte lettere scritte da lui stesso. Il giovane però, sentendo il peso della menzogna, non sa come rivelare la verità alla donna di cui si è intanto innamorato. Dorothy, dal canto suo, non è così candida e ingenua come sembra e a questo punto i ruoli s’invertono...

In un gioco continuo tra sogno e realtà i pensieri dei due protagonisti si scontrano, si intrecciano, si sfidano, instaurando un rapporto intimo, divertente, ironico, ma soprattutto profondo. Lettere di Oppio ci accompagna in un’epoca affascinante, parlandoci di dinamiche tra esseri umani eterne nel tempo. Una storia quindi sempre attuale, narrata con taglio moderno, che fa divertire, riflettere e appassionare.

I Solisti del Teatro 2017

5 settembre | La vera storia di Grimilde e…

Testo e regia
Giuseppe Dipasquale

con
Marianella Bargilli – Valeria Contadino

E se non fosse andata come ci racconta la fiaba? Se Grimilde, la regina cattiva matrigna di Biancaneve non fosse stata poi così matrigna e così cattiva. E se Biancaneve avesse avuto di puro soltanto il nome?
Ebbene in questa favola nuova a due voci è svelato il mistero celato per secoli nella voce consolatoria della favola che abbiamo sentito narrare e narrare e narrare…

La favola che conosciamo ha inizio con la regina che, pungendosi un dito con l’ago di ricamo e rimirando le gocce di sangue cadute sulla neve del davanzale della finestra, esprime il desiderio di avere una figlia con la pelle bianca come la neve, le guance rosse come il sangue e i capelli neri come l’ebano della finestra. Ma se quel sangue non fosse stato della madre di Biancaneve?

Le due figure ci raccontano oggi, nel Terzo Millennio, un nuovo rapporto e dei nuovi caratteri che l’oblio e la rimozione dell’orrore per la quotidianità ha trasfigurato da sempre in una fiaba dal lieto fine.

Ma il lieto fine esiste se esiste la consapevolezza che bene e male non sono due camere separate a tenuta stagna, ma vasi comunicanti dove a volte è difficile stabilire con nitidezza il perimetro o, se volete, il confine delle due stanze.

Il bene consola, ma sapere che il male si cela dove siamo abituati a vedere il bene potrebbe consolare ancora di più.

A raccontarcelo saranno due grandi giovani attrici, con le loro voci e la loro spregiudicata ironia: Marianella Bargilli e Valeria Contadino, o, se volete : Valeria Contadino e Marianella Bargilli. In un gioco teatrale che dalla realtà ci condurrà attraverso il portale della femminilità nella fiaba e ritorno. Un gioco di donne, di temperamento di cattiveria e crudeltà che saprà divertirci e consolarci contemporanemente.

I Solisti del Teatro 2017

4 settembre | Di esuli e viandanti

Evelina Meghnagi voce
Domenico Ascione chitarra, ‘ud
Arnaldo Vacca percussioni
Marco Camboni basso, contrabbasso

In tempo di migrazioni, spostamenti, mescolamenti , fughe, il racconto piccolo e autobiografico di una ‘fuga’ finita bene…
Da una Libia dove non c’è più posto per la piccola e antichissima comunità ebraica, all’arrivo a Roma, dove inizia una nuova vita.
Attraverso frammenti di ricordi, la storia di questo passaggio, raccontato e cantato, anche nelle lingue ‘attraversate’, arabo, ebraico, italiano…
E qualche spunto di riflessione su un fenomeno, la migrazione, che ci coinvolge tutti….

Piccoli cenni storici:
E’ il 1967 quando dalla Libia vengono cacciati gli ebrei, e ne viene cancellata la presenza millenaria…
Grazie ad un ponte aereo (dell’Alitalia), e dopo un periodo di diverse settimane barricati in casa, mentre intorno si dava fuoco a case e negozi di ebrei e si uccidevano coloro che, per cercare cibo, erano costretti a uscire, piccoli gruppi cominciano ad arrivare a Roma, con una valigia e 20 sterline a testa….
Comincia una nuova avventura, rifugiati, apolidi, ma…vogliosi di vita!
Era 50 anni fa.

I Solisti del Teatro 2017

3 settembre | Avrei preferenza di no

da “Bartleby lo scrivano “ di Herman Melville

con
Roberto Herlitzka

musica dal vivo Alessandro Di Carlo e Dario Miranda
cura registica Teresa Pedroni
Aiuto regia Elena Stabile
Assistenti alla regia Vincenzo Paolicelli , Pamela Parafioriti
Fonica Fabio Rivelli
Light Designer Valerio Modesti

Reading-concerto
” In risposta ad un ‘inserzione, un immobile giovanotto comparve un bel mattino sulla soglia del mio ufficio... Rivedo ancora quella figura, scialba nella sua decenza, pietosa nella sua rispettabilità, incurabilmente perduta! Era Bartleby.”
La Serata Reading - Concerto “Avrei preferenza di no. Bartleby lo scrivano”tratto dal bellissimo e misterioso racconto di Melville a cura di Teresa Pedroni, vanta come interprete un virtuoso dell’arte drammatica quale Roberto Herlitzka per accompagnare lo spettatore nelle varie tappe della strana e indecifrabile vicenda. “Bartleby lo scrivano” introduce il personaggio di un criptico scrivano che rivendica l’immobilità e il silenzio contro tutte le pressioni di una vita reale. Abbiamo spostato l’epoca del racconto al 1929, prima del crollo della Borsa di Wall Street, evocandolo con brani jazzistici di quel periodo d’oro per il jazz, eseguiti dai musicisti Alessandro Di Carlo al clarinetto e Dario Miranda al contrabbasso , toypiano e shruti-box. Tutto inizia in un bel mattino d’estate quando sulla soglia dell’ufficio dell’avvocato si presenta un giovane, immobile, dalla fisionomia sbiadita, è Bartleby, di cui si ignora il passato e il presente, senza casa, né amici, Nell’ufficio tutto sembra procedere al ritmo del suo scrivere metodico e neutrale, ma un giorno quando l’avvocato lo chiama per verificare il contenuto di una pratica Bartleby risponde . – Avrei preferenza di no –con tono fermo e allo stesso tempo dolce - Avrei preferenza di no -- - -- Preferisco di no – ripeterà d’ora in poi Bartleby, e su questo atteggiamento criptico si svilupperà il filo di questo racconto geniale che pone allo spettatore grandi interrogativi sul senso etico dell’esistenza e sul suo valore. Bartleby è forse un rivoluzionario con la sua immobilità?...

I Solisti del Teatro 2017

1 settembre | Attacchi di pane

Danzatori:Filippo Braco Francesco Di Luzio Eleonora Lippi Silvia Pinna Martina Ragni Daniele Toti
Coreografia:Federica Galimberti

Assistenti Alla Coreografia: Filippo Braco & Daniele Toti
Musiche: Aavv Ed Elaborazioni Elettroniche

Costumi: Federica Galimberti

Lighting:S.S. Service Di Marco Giamminonn 

Produzione:Gdo

 
Attacchi di pane è uno spettacolo che porta in scena ironicamente un tema antico, ma assai attuale: l'uomo in società. Nel teatro, lo spettatore è coinvolto in un percorso in cui vede rappresentati i suoi obiettivi, ma allo stesso tempo le paure e debolezze, in particolar modo l'esaltazione dell'ego umano.
La coreografa, con il suo linguaggio leggero e innovativo, consolida quell'idea che il singolo tenda a scomparire nel gruppo e che il suo annullamento sia funzionale nel rappresentare il concetto di società. Proprio per questo motivo l’uomo deve prima andare alla ricerca della sua identità, deve essere indipendente, avere autostima.
Tutti questi fattori si traducono negli "attacchi", che sono il mezzo attraverso cui il singolo può dare sfogo alle proprie repressioni, dovute a fallimenti o mancanze, senza che questo si trasformi in egoismo o peggio ancora nel culto di sé.

Questo percorso motiva il singolo e lo accompagna verso il riscatto: l'uomo, con i suoi pregi ed i suoi difetti, deve realizzarsi ed essere felice, comunicare e seguire le propria vocazione. Così può confrontarsi con la massa che accetta il suo limite, ma ne valorizza anche le peculiarità, rendendo il singolo quasi la chiave di volta per il gruppo e consentendogli la sua affermazione.
Il PANE, protagonista metaforico dello spettacolo è la risposta “semplice” a quel qualcosa che l’individuo cerca per colmare i suoi vuoti, le aspirazioni e le paure quotidiane, che non supera se non entrando ”nel gruppo”, nella “società”, dove si afferma ed è riconosciuto. L'uomo ha fame di qualcosa che da solo non può ottenere. Ma la felicità è nelle cose semplici come il pane, appunto, nel sapere che l’affanno della ricerca si placa nella condivisione. Il PANE diventa così un simbolo di felicità da dividere con il pubblico. L'approccio a queste tematiche così drammatiche viene affrontato con ironia e disincanto, grazie alla contaminazione. La coreografa agilmente si muove nella scomposizione ritmica dell’hip hop con attenzione ai contenuti. Uno stile graffiante, mai ripetitivo dal sapore urban, che ‘arriva’ e coinvolge, un lavoro interpretato con leggerezza e semplicità ma anche con forza drammaturgica e fedeltà ritmica che caricano verso l’esplosione finale di emozioni e di ‘attacchi di pane’, appunto.

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31 agosto | GRAN VARIETÀ! 
PROVE GENERALI IN SALSA…

ideato, scritto e diretto da La Karl Du Pigné

Interpreti le queen di Dragqueenmania: La Karl Du Pigné - Caramella Drag – Melody Seller - Monique de Torbel - Marilyn Bordeaux – Chantal Cheri - Trudi Strudel – Michelle Vegany Starbright – Jessicah Boom Boom

Che ci fanno dieci strani esseri colorati e bistrati, nel caldo torrido di una Roma semi-deserta, con le loro valigie, le loro trousses di trucchi e paillettes, i loro vestiti di scena, le loro piccole scarpe da Cenerentola, mentre stanno per salire su un palco in mezzo a un giardino nel centro di Roma? Non ci è dato saperlo, perché arrivano alla chetichella, non parlano, si muovono nello spazio scenico come delle marionette che pian piano prendono vita. E raccontano una storia, con i loro trucchi, le loro piccole manie personali, i loro playback, la musica che accompagna le loro performances e un coro di voci narranti.

Quando si dice che la varietà e la diversità sono ricchezza, non si pensa certo a questo. Nel delirio della preparazione di uno spettacolo, fra backstage improponibili e una prova generale, drag e faux queen si mettono in gioco e, con colpi di scena, sorprese inaspettate, siparietti esilaranti, tra frizzi e lazzi, cattiverie gratuite (che gratuite non sono mai), presentazioni stile rivista e i playback delle migliori esibizioni in drag, montano uno spettacolo che (forse) non verrà mai messo in scena.

I Solisti del Teatro 2017

30 agosto | Carne nuova

con Anna Ammirati

"La carne sa curare i sensi? Sa sedurre l’anima?"

Carne Nuova è un racconto poetico che nasce dalla penna di sole donne , tre grandi poetesse contemporanee:

Nina Cassian, Patrizia Valduga e Wislawa Szymborska descrivono attraverso il cuore, le emozioni , il coraggio di vivere , come comprendere e accogliere l’altro da noi , in un mondo ancora dominato dall’illusione dell’uomo alpha.
Quartine ironiche taglienti e dissacranti che strappano orpelli e inutili vestiti scarnificando a volte la parola detta, svelando il pensiero più puro senza vergogna con lucidità e passione che solo le donne sanno fare.

Un viaggio nell’anima delle donne dove l’istinto e la ragione si compenetrano e creano “carne nuova”.

Uno spettacolo musicale attraverso le fasi della vita, un’esperienza dei sensi in cui i versi della grande poesia contemporanea si uniscono alla potenza della musica elettronica. Parole che una volta ascoltate prendono vita nel nostro cuore, suoni che le consegnano all’anima perché non siano mai più dimenticate.

Sul palco Anna Ammirati è affiancata dal musicista Ta Dah e dalla violoncellista Olivia Baldi.
Insieme sul palco producono una vera e propria scossa tellurica.

I Solisti del Teatro 2017

29 agosto | Bellissima

Sceneggiatura e regia: Simona Lacapruccia
Coregrafie: Daniele Toti
Attori: Simona Lacapruccia
Danzatori: Silvia Pinna, Daniele Toti

Bellissima- omaggio ad Anna Magnani” è uno spettacolo teatrale e una dedica alla grande attrice italiana.
L’idea dello spettacolo nasce dalla mia passione per Anna Magnani che mi ha portato a scrivere la tesi di laurea specialistica sulla sua figura e deriva dalla voglia di far crescere il suo ricordo troppo flebile. Ella viene spesso, infatti, associata solamente all’attrice chiassosa e “caciarona”...lei che invece tanta poesia aveva dentro.
Da queste riflessioni nasce prima nel 2012 il mio monologo “Ninna nanna” scritto sulla figura di Anna Magnani, vincitore del concorso “Monologhi da camera e da volo” indetto dalla casa editrice Giulio Perrone Editore, pubblicato sempre dalla stessa casa editrice nell’omonima raccolta di poesie e monologhi teatrali curata da Serena Maffia e impreziosita dalle liriche di grandi poeti contemporanei come Giuseppe Conte, Claudio Damiani, Dante Maffia, Davide Rondoni.
Dal monologo scaturisce poi lo spettacolo più completo, nel quale le parole da me scritte costituiscono una sorta di lettera aperta allo spettatore nel quale la vita, il lavoro, gli amori, le gioie e i dolori dell’attrice vengono narrati da lei medesima, attraverso la mia voce.
Nella messa in scena è stato immediato il pensare che la gestualità del corpo in movimento avrebbe potuto rendere vivi quei sentimenti, quelle atmosfere che la forza creativa ed espressiva di Anna Magnani facevano palpitare come cuori pulsanti e gonfi di emozioni.
E così è stato, quelle pennellate che i raffinati interventi danzati riescono a dare, colorano la scena completando e quasi saturando il testo e la recitazione.

Proprio a 40 anni della morte di Anna Magnani credo sia giusto che venga ricordata e omaggiata una donna che tanto ha dato all’Italia, al cinema e al teatro con il suo lavoro, fatto con estrema passione e dedizione. Lo spettacolo “Bellissima- omaggio ad Anna Magnani” è impreziosito e reso ancora più emozionante dalle coreografie dei danzatori Daniele Toti e Silvia Pinna, che danno corpo alle parole di Anna Magnani, arrivando a toccare con la loro danza le corde del cuore degli spettatori.

Anna Magnani rivive in questo modo tramite le parole, la musica e la danza, in un connubio fortunato che permette allo spettatore di cogliere ogni particolare della figura di questa grande Donna
e attrice e permette di avvicinare soprattutto le nuove generazioni a un periodo culturale e artistico passato, difficile ma pieno di opere e di figure di grandissimo valore come quella di Anna Magnani.

Lo spettacolo è vincitore del Festival Teatrale “Teatrando, oggi il teatro lo facciamo noi” indetto dall’Associazione Luce dell’Arte, presidentessa Carmela Gabriele (24 Novembre 2013) ed è stato rappresentato con successo di pubblico e critica presso il teatro “Tordinona” di Roma (Gennaio 2014) e “Studio Uno” di Roma (Febbraio 2014). Ha partecipato al Roma Fringe Festival 2014, alla Manifestazione Archeojazz 2015 nella splendida cornice del Mausoleo di Cecilia Metella

I Solisti del Teatro 2017

28 agosto | Lo stupro di Lucrezia

Lettura scenica di un poema di William Shakespeare

Traduzione di Gilberto Sacerdoti
adattamento di Daniela Guardamagna
regia di Marcello Cava

con Galatea Ranzi

Voce narrante Daniela Guardamagna

Lo stupro di Lucrezia (The Rape of Lucrece), noto anche con il titolo Lucrezia riservato alle sue prime edizioni, è con il Venus and Adonis (che gode di maggiore notorietà) uno dei due grandi poemetti di Shakespeare. Scritto nel 1594, prima della grande avventura teatrale, è il racconto corrusco ed efficacissimo dello stupro da parte del principe Tarquinio nei confronti della gentildonna romana, bella e virtuosa, che si uccide per lavare la macchia intollerabile alla sua castità di moglie. Il suicidio sarà l’occasione, per il marito Collatino e per il nobile Giunio Bruto (antenato del cesaricida), per far insorgere il popolo di Roma, cacciando per sempre i Tarquini dalla città e instaurando la Repubblica.
Lucrezia è stata tema di decine di dipinti (Tiziano, Guido Reni, Cranach, Botticelli) e di molte opere sia storiche sia poetiche, a partire dall’antichità greca e romana. I primi scritti a lei dedicati sono di Dionigi di Alicarnasso, di Tito Livio e di Ovidio; questi ultimi, in particolare il primo volume di Livio, Ab Urbe condita libri, e i Fasti di Ovidio, erano certamente noti a Shakespeare, che evidentemente ne trasse ispirazione. Così The Legend of Good Women di Chaucer e la Confessio Amantis di Gower.
Pur trattandosi di un importante poemetto shakespeariano, il testo è relativamente poco conosciuto in Italia. La struttura è intensamente teatrale, e infatti Lucrezia è stato messo in scena alcune volte (per il festival teatrale shakespeariano a Washington, nel 2007, e  per la Royal Shakespeare Company, nel 2014).