Lettura scenica con musiche
con Imma Piro e Antonio Gargiulo
Scritto e diretto da Leonardo Petrillo
al pianoforte Roberto Ruocco

Menzione speciale al 1°Concorso di drammaturgia Contemporanea promosso da AGIS ETI SIAE

ATTENZIONE lo spettacolo Mita Medici canta Califano previsto in questa data è stato ANNULLATO

L’anima sotto la città

In un appartamento di una Napoli mai nominata dai protagonisti, simbolo di degrado e creatività, si reca un giovane medico, per redigere un certificato definitivo di demenza senile. Approfittando di un malinteso, il medico non si presenta alla sua anziana paziente per quello che è realmente. Durante la “visita” il rapporto tra i due “germoglia”, il giovane medico inizia a confidarsi, mentre l’anziana ritrova in sua compagnia il “piacere della conversazione”, alternando momenti di impressionante lucidità ad altri in cui è esilarantemente surreale. Quando il medico “confessa” il motivo della sua presenza, l’anziana sostiene di averlo intuito immediatamente e “confessa” che anche le sue “stravaganti uscite” sono state una “recita”. Si finge “demente” , poiché farsi ricoverare in un ospizio è il suo obiettivo. Permetterebbe alla figlia di risolvere i problemi economici, trasformando l’appartamento in cui vivono in un bed and breakfast. Il ricovero è una “punizione” che l’anziana donna sente di meritare. Probabilmente ha qualche “deficit cognitivo”, un corto circuito nella mente, per cui tutto ed il contrario di tutto si muovono sugli stessi binari. Ciò che la fa soffrire sono i sensi di colpa che nutre nei confronti della figlia, amplificati da quel “male di vivere”, diventato una costante della nostra società, che inquina e corrompe le nostre energie più profonde. Questa è la tesi che il medico sostiene davanti alla figlia. L’anziana sta agonizzando, lentamente, strangolata da: indigenza, violenza, precarietà, ignoranza, solitudine…come la sua città, Napoli, punta dell’iceberg di un paese in crisi, ma anche simbolo di quell’arte di vivere, di quella capacità di “inventarsi la vita” che permetterà il riscatto. Il domani, di quell’ “arte”, di quelle radici lontane e profonde, di quella “memoria”, ha bisogno.
L’anziana non deve arrendersi, per questo il medico non stilerà la diagnosi di demenza senile.